Che è… che è stat… che è succies?Un po’del 26esimo turno

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Il Napoli è salvo.
Non matematicamente, ovvio.
Ma è salvo al 99%, visto che l’asticella dei 40 punti è ad un passo appena.
Basterà un pareggio in casa con la Spal a metà marzo o con l’Udinese a fine aprile o, nell’ipotesi più pessimistica, con il Sassuolo agli inizi di maggio ed il Napoli si confermerà anche il prossimo anno in serie A. Sempre ché ci sarà ancora la serie A, ben inteso.
Le vicende di queste ultime ore, sulle quali ritornerò più in basso, stanno mostrando un quadro piuttosto desolante del management della serie A: infatti, in un momento estremamente delicato per la vita del paese e della intera comunità del globo terrestre, in Lega Calcio è andato miseramente in scena uno squallido “tutti contro tutti”.
I poteri forti hanno fatto la voce grossa, si sono imposti in modo decisivo ed il “palazzo” si è prontamente chinato alla volontà dei prevaricatori.

Ma torniamo al Napoli, all’azzurro pregno di speranza per l’immediato futuro.
Dopo la splendida prova di Champions contro i mostri del Barça, non coronata purtroppo dalla meritata vittoria per una serie di fortuiti eventi, si attendeva una squadra un po’ “scarica” contro il Torino, avversario della settima giornata di ritorno. In un San Paolo con 30mila presenze sugli spalti, dove è stato splendidamente esposto in curva B uno striscione che recitava: “NELLE TRAGEDIE NON C’È RIVALITÀ, UNITI CONTRO IL CORONAVIRUS”, gli azzurri hanno matato il Toro con una prestazione, a tratti, da grande squadra.
Dopo un’iniziale spavento, per due incursioni granata in area di rigore partenopea nei primissimi minuti di gioco, gli azzurri hanno cominciato a macinare gioco e sprecare occasioni da gol.
Con applicazione e padronanza di palleggio, il centrocampo napoletano (Lobotka in regia, Fabian Ruiz e Zielinski mezzale, Insigne e Politano esterni offensivi ma pronti a ripiegare) ha via via assunto il pallino del gioco e ciò ha permesso di tenere a lungo lontano le presunte velleità di attacco del Toro.
Poco prima del ventesimo del primo tempo, una puntuale incornata di Manolas su assist da punizione di Lorenzinho ha permesso il vantaggio azzurro.
Il greco, ritornato al top o quasi, è sempre più inserito nel nuovo progetto di gioco proposto dal boss a bordo campo: sacrificio e dedizione all’unità di squadra.
Il vantaggio ha posto le basi per sviluppare con relativa tranquillità le trame di attacco, ma un po’ l’imprecisione, un po’ la sfortuna ed un po’ la bravura del portiere avversario Sirigu, hanno tenuto a lungo inchiodato il risultato sul minimo scarto.
Solo sul finire del match, grazie al subentrato Mertens autore di un delizioso assist, il fluidificante Di Lorenzo (meglio, molto meglio del Fluibron o del Bisolvon) ha raddoppiato con merito.
La consueta amnesia difensiva nei minuti di recupero ha sottoposto i tifosi partenopei ad un ennesimo stress, breve ma intenso, alle coronarie, in seguito al gol granata di Edera che ha colpito di testa in perfetta solitudine in area piccola.
A parte la consueta strunzata in difesa, ad onor del vero apparsa solida per buona parte della gara, in generale la prestazione degli azzurri è da valutare positivamente. Terza vittoria di fila in campionato per sottolineare il trend favorevole e, per giunta, si è rivisto anche qualche sprazzo di bel gioco. Per Felice è passata a nuttata… per me, invece, non del tutto ancora. Però si intravede già il chiarore dell’alba all’orizzonte.
Il boss a bordo campo, dopo lo sconcertante avvio di 4 sconfitte in 5 gare, ha saputo registrare al meglio l’assetto della squadra, lavorando su poche ma semplici cose (… in questo, forse, copiando un po’ la Fiorentina di Iachini o il Lecce di Liverani, vittoriosi al San Paolo di recente).
Catenaccio? Difesa e contropiede? Gioco trapattoniano? Pullman piazzat annanz a port? Chiamiamolo come ci pare… ma nove punti di fila ce li ha comunque portati.
Con la partita del Napoli sono state disputate solo altre tre gare, quelle giocate a Roma, Lecce e Cagliari.
Tutte le altre gare sono state invece rinviate, a poche ore appena dal calcio di inizio, per motivi di ordine pubblico, al fine di evitare potenziali contagi del virus che sta gettando nel panico, o quasi, il mondo intero.
Si gioca, non si gioca, a porte aperte, a porte chiuse, senza i tifosi ospiti, con i tifosi ospiti… è andata avanti per tutto il weekend una querelle che ha mostrato, una volta di più, il potere serpentino all’interno dell’establishment pallonaro. Potere al quale sembra si sia dovuto addirittura piegare la squadra di Gonde e Marotta.
Gran confusione, tanta approssimazione e, alla fine, è stata trovata una ridicola soluzione con tanto di termo scanner (a mio modesto avviso poco utili) all’ingresso dei quattro stadi abili all’opera.
Insomma un gran caos per incastrare i recuperi di questa e della scorsa giornata, con le gare già programmate di tutte le competizioni del pallone.
Al momento, ancora non si hanno notizie certe sul prosieguo della stagione e, soprattutto, sulla regolarità del massimo torneo. Mah.

Brevemente, ecco cosa è successo sugli altri campi in questa tronca 26esima giornata pallonara.

A Roma, la Lazio ha battuto con pieno merito il Bologna. Pratica risolta già nel primo tempo, grazie alle marcature di Luis Alberto e Correa. È rimasto a bocca asciutta il capocannoniere Ciruzzo, prolifico bomber torrese. I rossoblù si sono svegliati un po’ solo nel secondo tempo, ma gli aquilotti hanno controllato il match con relativa tranquillità. I laziali sono giunti così al primo posto in classifica (62 punti), avvantaggiandosi del fatto che hanno una gara in più rispetto ai serpentini (60 punti) e due gare in più nei confronti degli interisti (54 punti). La squadra di Inzaghino non ha più perso una partita da fine settembre. Un andamento davvero eccezionale.

A Lecce, l’Atalanta ha sfoderato una nuova prestazione super ed ha rifilato ben 7 gol ai malcapitati salentini. I padroni di casa hanno agevolato la goleada bergamasca con una difesa schierata, si fa per dire, in modalità colabrodo. Tripletta per Zapatone che ha imperversato nell’area giallorossa con potenza e vigoria atletica. Partitone anche per Ilicic e Gomez, apparsi ispiratissimi e capaci di mandare all’aria tutti i piani della squadra di Liverani. Da vedere e rivedere i due gol dei padroni di casa: in particolare quello di Saponara. Per i nerazzurri di Gasperini gné gné, 70 gol complessivi sin qui realizzati e quarto posto in classifica consolidato.

A Cagliari, la Roma ha calato un altro poker dopo quello della scorsa settimana contro il Lecce. I capitolini hanno dimostrato di attraversare un periodo positivo, dopo l’appannamento di febbraio. In attacco ha giocato, realizzando anche una doppietta, Kalinic al posto di Dzeko. Tutta la squadra si è mossa bene, e il risultato poteva assumere dimensioni più vistose, tante le occasioni da gol create da centrocampisti ed attaccanti romanisti. Per il Cagliari, da ben undici giornate senza vittoria, prosegue il momento no. Da segnalare, tuttavia, la splendida rete di Joao Pedro che aveva portato in avvio i rossoblù in vantaggio: palleggio e pallonetto al volo da fuori area. Rischia grosso la panchina il tecnico Maran, ma ancor più rischia di scivolare in basso la squadra isolana che appare aver smarrito il bel gioco fatto vedere per buona parte del girone di andata.

Ed ora?… Beh, ora si attendono le decisioni dell’assemblea di Lega per sapere chi, dove e quando si giocherà.
Il Napoli, attende con ritrovata fiducia il prossimo match. Non si ha notizia, al momento, se l’avversario sarà l’Inter in coppa, il Verona in campionato o addirittura il Barcellona per il ritorno degli ottavi di Champions.
È quasi certo però il rinnovo contrattuale di Mertens: una gran bella notizia che porterà di certo maggior vigore alla graduale risalita degli azzurri. Bravo Ciro!
Forza Napoli. Sempre e comunque.
Andrea P&B.

Lazio-Bologna 2-0
Napoli-Torino 2-1
Lecce-Atalanta 2-7
Cagliari-Roma 3-4

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mm
Tifoso del Napoli dai tempi del maestro Luis Vinicio, sognatore da sempre, fotografo mancato e strimpellatore convinto di strumento a sei corde, bancario fedele ultratrentennale, laureato in economia aziendale alla tenera età di 50 anni, sposato con prossima vista sulle nozze d’argento con due figli parimenti tifosi del Napoli sin dalla nascita, provo a seguire gli insegnamenti del Cristo Gesù e di tanto in tanto mi cimento a parlare di pallone… ma solo a mente fredda. Non odio la Juventus, mi limito solo ad evitarla scrupolosamente per non cadere in tentazione! Saluto di solito con “Pace e Bene”… e qualcuno recentemente mi ha apostrofato proprio così, “Andrea Pace e Bene”. Mi sembra una buona idea per il mio nick name da provetto blogger azzurro. Andrea P&B.

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